![]() | |||
![]() |
Cotogno “Maliforme” (Cydonia oblonga Miller)
| ||
|
Il Sorbo domestico (Sorbus domestica L.) Conosciuto nel Salento ed in altre parti della Puglia con il nome di survia. Questo elegante albero sarebbe degno di essere presente in molti parchi urbani e nei frutteti di quasi tutta Italia.L’ adattabilità a clima e terreni diversi, consente a questa specie un’areale di coltivazione estremamente ampio e la rende particolarmente adatta alla valorizzazione di ambienti marginali. Alla maturazione sull’albero (maturazione fisiologica) le sorbe risultano essere non commestibili perché astringenti ed allappanti; un periodo di post-maturazione (ad esempio nella paglia) porta all’ammezzimento e quindi alla possibilità di consumo diretto.
Dai frutti si ricavano anche marmellate e confetture, mentre dal legno durissimo e compatto dell’albero, si ricavavano un tempo, viti, ingranaggi ed altre componenti di attrezzi e utensili complessi come torchi, fucili ecc... |
| ||
|
Azzeruolo “Rosso” (Crataegus azarolus L.) Conosciuto sin dall’antichità nel bacino del Mediterraneo, l’azzeruolo è un albero dal legno molto duro che riesce a vegetare anche in zone molto aride e fortemente calcaree. I frutti sono stati utilizzati come alimento di sussistenza nei paesi d’origine. In Italia ha rivestito sempre un ruolo marginale ma è sempre stato presente nei frutteti domestici. | ||
|
L’Azzeruolo “Bianco” (Crataegus azarolus L.) Come l’azzeruolo rosso, anche questa cultivar è utilizzata nei parchi e giardini più per il suo valore estetico che per quello alimentare; come l’altra non è mai stato coltivata in frutteti specializzati. Come altri piccoli frutti a maturazione tardo-estiva o autunnale è consigliabile effettuare la raccolta anticipata e far continuare il processo maturativo in ambiente asciutto (ad esempio nella paglia). A scopo alimentare il frutto dell’azzeruolo può essere consumato fresco o, meglio, se ne possono ricavare marmellate e confetture. | |||
|
Il Giuggiolo (Ziziphus sativa Gaertn) Arbusto o più spesso alberello, elegantissimo nel suo portamento, sia nel periodo vegetativo che nel periodo di riposo invernale. Le branche ed i rami, spinosi, hanno un andamento caratteristico a zig zag e portano, ad ogni nodo, delle protuberanze dalle quali emergono ogni anno germogli recanti fiori e foglie. Conosciuto nel Salento con nome di Scìscula, gode di un certa tradizione nel panorama dei frutti minori. A Tiggiano (LE) si festeggia il Santo Patrono (Santu Pati) con una varietà locale di carota e giuggiole sbollentate. |
| ||
![]() |
Nespolo comune (Mespilus germanica L.)
| ||
|
Il melograno (Punica granatum L.), Allo stato spontaneo è rinvenibile, più spesso, nella forma arbustiva. I fiori sono di due tipi, un tipo fertile (sui rami di due anni) e uno sterile sui rami di un anno; la produzione avviene quindi sui rami di due anni. L’impollinazione incrociata favorisce la produttività.
Nella nostra azienda sono presenti le varietà:“Dolce a denti di cavallo”, “Amara verace”, “Amara a denti di cavallo”. |
| ||
![]() |
Melo di San Giovanni (Malus domestica L.) Si tratta dell’unica vecchia entità di melo presente nel Salento. Fino a qualche decennio fa era una presenza immancabile nei piccoli frutteti familiari; oggi tende sempre di più ad essere sostituita con cultivar di importazione di maggiore pezzatura ma più bisognose di cure ed intereventi chimici. Il nome deriva dal periodo di maturazione che avviene intorno al giorno di San Giovanni. | ||
|
Carrubo (Ceratonia siliqua L.) Albero sempreverde con rami espansi, robuste, rigidi, nodosi e tortuosi. Le foglie sono sempreverdi, lucide e coriacee, alterne, con rachide rosso-vinosa. I fiori, poco appariscenti senza petali, attaccati direttamente al tronco e ai rami, rossastri, sono riuniti in piccoli racemi quasi sessili, ascellari. Il carrubo è diffuso ovunque nella regione mediterranea, specialmente a Sud. In Italia trova la sua massima diffusione in Sicilia, ma anche altre regioni, come la Puglia, la Sardegna e la Basilicata, vantano una tradizione colturale molto antica. Il tipo spontaneo prevale in vicinanza delle coste, nelle macchie termofile. I frutti, per il loro alto contenuto di zuccheri si sono prestati utilmente per la produzione di alcool; nelle distillerie pugliesi la lavorazione delle carrube si alternava a quella dei fichi secchi. Alimento molto gradito agli animali erbivori, le carrube hanno trovato largo impiego nelle produzione dei mangimi. La farina di carrube viene utilizzata nella preparazione di dolci. |
| ||
![]() |
Le tre varietà più diffuse in Italia, “Sciannarina” dalla polpa bianca, “Sulfarina” dalla polpa gialla e “Sanguigna” dalla polpa rosso violaceo, sono tutte coltivate nella nostra Azienda. | ||
|
Il corbezzolo Famiglia: Ericaceae Genere e specie: Arbutus unedo L Nome comune: corbezzolo Nomi dialettali locali: urmeculu, rusciulu
Il corbezzolo è una tipica pianta mediterranea, di notevole valore paesaggistico oltre che ecologico, si presenta come un albero o arbusto sempreverde con fogliame elegante e dalle colorazioni brillanti.
La presenza del corbezzolo indica suoli silicei, sabbiosi ed acidi ma anche di esposizioni. È una specie pollonifera, perciò spesso si presenta come un grosso cespuglio, specialmente dopo l’attraversamento di incendi; infatti è tra le specie della macchia mediterranea che più resistono al passaggio del fuoco e che tempestivamente provvedono alla ricostruzione della copertura vegetale. Tende a rarefarsi quando la macchia evolve verso la lecceta chiusa. Noto per i suoi frutti molto decorativi, ricchi di vitamina C, commestibili ma da consumare in modiche quantità, perché potrebbero causare disturbi gastrici. Il corbezzolo è una pianta mellifera,dalla quale si ottiene un miele ricercato. Le foglie dell’anno in corso si raccolgono in maggio-agosto e si essiccano all’ombra in strato sottile, per conservarle poi in sacchetti di carta.
I frutti, le corbezzole, hanno un elevato contenuto in zuccheri e sottoposte a distillazione, danno un’ottima acquavite. |
| ||