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Cotogno “Maliforme”
(Cydonia oblonga Miller)
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Siamo normalmente abituati a
vedere due sorte di cotogne, diverse prima di tutto nella forma e poi
anche nella consistenza della polpa. Le varietà di questa specie possono
essere infatti suddivise in due gruppi: le maliformi e le
piriformi. Al primo gruppo appartengono cotogne tondeggianti più
simili alle mele; in genere hanno polpa più molle e sono maggiormente
utilizzate per le confetture anche perchè in genere più comuni.
Al secondo gruppo, invece,
appartengono cotogne a forma di grossa pera panciuta, spesso con polpa più
dura e granulosa. |

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Le cotogne, sono impiegate
soprattutto nell’industria dolciaria e conserviera per la preparazione di
dolci e marmellate, gelatine e mostarde. Famosa è la “cotognata leccese” ma la
cotogna intera era anche usata nel Salento a fare da “tappo” temporaneo e
soprattutto aromatico alle botti di mosto in fermentazione.
Il Sorbo domestico
(Sorbus domestica L.)
Conosciuto nel Salento ed in altre
parti della Puglia con il nome di survia.
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Questo elegante albero sarebbe
degno di essere presente in molti parchi urbani e nei frutteti di quasi
tutta Italia.L’ adattabilità a clima e terreni diversi, consente a questa
specie un’areale di coltivazione estremamente ampio e la rende
particolarmente adatta alla valorizzazione di ambienti marginali.
Alla maturazione sull’albero
(maturazione fisiologica) le sorbe risultano essere non commestibili
perché astringenti ed allappanti; un periodo di post-maturazione (ad
esempio nella paglia) porta all’ammezzimento e quindi alla possibilità di
consumo diretto. |
Dai frutti si ricavano anche
marmellate e confetture, mentre dal legno durissimo e compatto dell’albero, si
ricavavano un tempo, viti, ingranaggi ed altre componenti di attrezzi e
utensili complessi come torchi, fucili ecc...
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Azzeruolo “Rosso”
(Crataegus azarolus L.)
Conosciuto sin dall’antichità nel
bacino del Mediterraneo, l’azzeruolo è un albero dal legno molto duro che
riesce a vegetare anche in zone molto aride e fortemente calcaree.
I frutti sono stati utilizzati
come alimento di sussistenza nei paesi d’origine. In Italia ha rivestito
sempre un ruolo marginale ma è sempre stato presente nei frutteti domestici.
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L’Azzeruolo “Bianco”
(Crataegus azarolus L.)
Come l’azzeruolo rosso, anche
questa cultivar è utilizzata nei parchi e giardini più per il suo valore
estetico che per quello alimentare; come l’altra non è mai stato coltivata in
frutteti specializzati.
Come altri piccoli frutti a
maturazione tardo-estiva o autunnale è consigliabile effettuare la raccolta
anticipata e far continuare il processo maturativo in ambiente asciutto (ad
esempio nella paglia).
A scopo alimentare il frutto
dell’azzeruolo può essere consumato fresco o, meglio, se ne possono ricavare
marmellate e confetture.
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Il Giuggiolo
(Ziziphus sativa Gaertn)
Arbusto o più spesso alberello,
elegantissimo nel suo portamento, sia nel periodo vegetativo che nel periodo
di riposo invernale. Le branche ed i rami, spinosi, hanno un andamento
caratteristico a zig zag e portano, ad ogni nodo, delle protuberanze dalle
quali emergono ogni anno germogli recanti fiori e foglie.
Conosciuto nel
Salento con nome di Scìscula, gode di un certa tradizione nel panorama
dei frutti minori.
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A Tiggiano (LE) si festeggia il Santo Patrono (Santu
Pati) con una varietà locale di carota e giuggiole sbollentate.
Nespolo comune
(Mespilus germanica L.)
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E’ un’altro dei frutti minori,
relegato nei piccoli frutteti familiari o nelle collezioni di appassionati
coltivatori.
Conosciute nel Salento con il nome
di meddhe i frutti di questa alberello sono le vere nespole che
maturano con il tempo e con la paglia; la commestibilità stessa infatti è
legata al fenomeno dell’ammezzimento (imbrunimento interno della polpa in
ipermaturazione).
Lo si rinviene allo stato
spontaneo nelle stazioni più fresche della macchia mediterranea.
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Il melograno
(Punica granatum L.),
Allo stato spontaneo è rinvenibile,
più spesso, nella forma arbustiva.
I fiori sono di due tipi, un tipo
fertile (sui rami di due anni) e uno sterile sui rami di un anno; la
produzione avviene quindi sui rami di due anni. L’impollinazione incrociata
favorisce la produttività.
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E’ difficile stabilire il numero
di varietà presenti nel mondo, sia per la mancanza di studi specifici che per
la tendenza ad accorparle in soli tre gruppi principali: Dolci, Agrodolci,
Acide.
Uno studio degli anni ’80 prende
in considerazione ben 72 varietà nell’area mediterranea e mediorentale.
In Italia, nei vecchi trattati,
sono menzionate le varietà:“acida”, “dolce ordinaria”, “dolce a denti di
cavallo”, “amara verace”, “amara a denti di cavallo”, “dolce alappia” ecc…
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Nella nostra azienda sono
presenti le varietà:“Dolce a denti di cavallo”,
“Amara verace”, “Amara a denti di cavallo”.
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Melo di San Giovanni
(Malus
domestica L.)
Si tratta dell’unica vecchia
entità di melo presente nel Salento.
Fino a qualche decennio fa era una
presenza immancabile nei piccoli frutteti familiari; oggi tende sempre di più
ad essere sostituita con cultivar di importazione di maggiore pezzatura ma più
bisognose di cure ed intereventi chimici.
Il nome deriva dal periodo di
maturazione che avviene intorno al giorno di San Giovanni.
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Carrubo
(Ceratonia
siliqua L.)
Albero sempreverde con rami
espansi, robuste, rigidi, nodosi e tortuosi.
Le foglie sono sempreverdi,
lucide e coriacee, alterne, con rachide rosso-vinosa.
I fiori, poco
appariscenti senza petali, attaccati direttamente al tronco e ai rami,
rossastri, sono riuniti in piccoli racemi quasi sessili, ascellari.
Il carrubo è diffuso ovunque nella regione mediterranea, specialmente a Sud.
In Italia trova la sua massima diffusione
in Sicilia, ma anche altre regioni, come la Puglia, la Sardegna e la Basilicata, vantano una tradizione colturale molto antica.
Il tipo spontaneo prevale in
vicinanza delle coste, nelle macchie termofile.
I frutti,
per il loro alto contenuto di zuccheri si sono prestati utilmente per la
produzione di alcool; nelle distillerie pugliesi la lavorazione delle carrube
si alternava a quella dei fichi secchi.
Alimento molto gradito agli animali erbivori, le carrube hanno
trovato largo impiego nelle produzione dei mangimi. La farina di carrube viene
utilizzata nella preparazione di dolci.
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Il Fico d’India
(Opuntia ficus indica Miller) )
Introdotto in Europa da C. Colombo
è ormai naturalizzato in molte parti dell’Italia e Isole. La sua coltivazione
è legata soprattutto ai frutti che mediante la pratica della scozzonatura
possono avere una maturazione molto tardiva, anche fino all’inverno, e alla
possibilità di costituire siepi di confine a volta impenetrabili per la
spinosità dei cladodi.
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Le tre varietà più diffuse in
Italia, “Sciannarina” dalla polpa bianca, “Sulfarina” dalla polpa gialla e
“Sanguigna” dalla polpa rosso violaceo, sono tutte coltivate nella nostra
Azienda.
Il corbezzolo
Famiglia: Ericaceae
Genere e specie: Arbutus unedo
L
Nome comune: corbezzolo
Nomi dialettali locali:
urmeculu, rusciulu
Il corbezzolo è una tipica
pianta mediterranea, di notevole valore paesaggistico oltre che ecologico, si
presenta come un albero o arbusto sempreverde con fogliame elegante e dalle
colorazioni brillanti.
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Sin dall’antichità il
corbezzolo è stato tenuto in grande considerazione anche per la gustosità
dei suoi frutti per le proprietà salutari, per il suo legno pregiato.
Il suo nome sembra derivare
dal suo aspetto di arbusto e forse fu proprio Virgilio ad attribuirglielo,
ma probabilmente deriva dal celtico “arbois”, cioè ruvido o da “ ar “
(aspro) e “butus” (cespuglio). Più avvalorata sembra l’ipotesi che derivi
dal latino “unum edo”, cioè ne mangio uno, riferito alla possibilità di
recare fastidi sia alla masticazione che all’apparato digerente (specie a
digiuno!).
I Greci dedicarono questa
pianta a Cadea, custode dei bambini, e molti furono gli autori a
decantarne le virtù terapeutiche ed i pregi. Il poeta Giovanni Pascoli lo
identificò come pianta nazionale per il bianco dei suoi fiori, il rosso
dei suoi frutti ed il verde del suo fogliame. |
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La presenza del corbezzolo indica
suoli silicei, sabbiosi ed acidi ma anche di esposizioni. È una specie
pollonifera, perciò spesso si presenta come un grosso cespuglio, specialmente
dopo l’attraversamento di incendi; infatti è tra le specie della macchia
mediterranea che più resistono al passaggio del fuoco e che tempestivamente
provvedono alla ricostruzione della copertura vegetale. Tende a rarefarsi
quando la macchia evolve verso la lecceta chiusa.
Noto per i suoi frutti molto
decorativi, ricchi di vitamina C, commestibili ma da consumare in modiche
quantità, perché potrebbero causare disturbi gastrici. Il corbezzolo è una
pianta mellifera,dalla quale si ottiene un miele ricercato. Le foglie
dell’anno in corso si raccolgono in maggio-agosto e si essiccano all’ombra in
strato sottile, per conservarle poi in sacchetti di carta.
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I principi attivi sono
polifenoli, (arbutusoide), resine, tannini.
La pianta ha proprietà
diuretiche e disinfettanti del tratto genitale, ma anche antidiarroiche ed
astringenti.
Come molte piante della
macchia mediterranea, produce alimenti foraggeri, foglie e frutti, capaci
di integrare le esigenze alimentari degli animali da pascolo, soprattutto
durante l’inverno.
I tannini vengono impiegati
nella fabbricazione di sostanze collanti ed impermeabilizzanti; dalla
corteccia si estrae anche un pigmento per la produzione di colorante
grigio. |
I frutti, le corbezzole, hanno un
elevato contenuto in zuccheri e sottoposte a distillazione, danno un’ottima
acquavite.
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Patrocinio scientifico
Orto Botanico
dell’Università del Salento
Testi e foto a cura di Francesco
Minonne
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Masseria Ficazzana - s.p. 339 "Salve
-
Pescoluse" -
Salve (Lecce)
- Cell.
333.7468699 - 338.9093368 - Fax 0833.741259
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