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Il primo testo risale al 2000, anno della prima edizione della festa ed ha come titolo, guarda caso: “A fica”.

È una specie di storia del frutto che parte ad Adamo ed Eva (in effetti il fico è il primo albero citato nella Bibbia), passa per il Rinascimento (Michelangelo) e arriva ai nostri giorni, con quel suo bagaglio di gioie e dolori che ha sempre arrecato all’umanità.

  

A FICA
U sannu tutti, ormai è storia ntica,

ca u fruttu cchiù dduce è propiu la fica.

Cce ffice Eva, ampena vitte Adamu?

Quiru scia nudu e iddha disse: - Sciamu!

De .u Paradisu ieu su’ lla patruna -,

e ssutta all’arbulu nce ne dese una.

Autru ca ppuma, ’e fica se trattava:

ca nn’autru fruttu piccati purtava?

E quannu capiu ca era fatta razza

scurnatu se vistiu cu lla fujazza.

E ssulu Michelangelu ’u sapia

ca era fica e nno ppuma e lla tincia.

Comunque tutti doi, poi, la pacara

e ffilu cosa ’e nenzi, propiu cara;

e lla sapimu a storia comu sciu:

ca ’e veru li custau l’ira de Ddiu.

Dopu de tannu l’ommini e lli ceddhi

essine pacci e non c’è ciuveddhi

ca no ll’ha pruvata armenu nna fiata.

O ianca o russa, niura o rigata,

secondu i custi ca tinitu vui

stasira mo’ a pruvamu puru nui!

IL FICO

Lo sanno tutti, ormai è storia antica,
che il frutto più dolce è proprio il fico
Cosa fece Eva, appena vide Adamo?
Quello era nudo e lei disse: - Andiamo!
Del Paradiso io sono la padrona -,
e sotto all’albero gliene diede uno
Altro che mela, di fico si trattava:
un altro frutto peccati comportava?
E quando capì che aveva procreato
vergognandosi si coprì con la foglia.
E solo Michelangelo lo sapeva
che era fico e non mela e lo dipinse.
Comunque tutti e due, poi, la pagarono
e non cosa da niente, proprio cara;
e lo sappiamo la storia come andò:
che davvero gli costò l’ira di Dio.
Dopo di allora gli uomini e gli uccelli
ne vanno pazzi e non c’è nessuno
che non l’abbia provato almeno una volta.
O bianco o rosso, nero o rigato
secondo i gusti che avete voi
stasera lo assaggiamo pure noi!

 
Dal raffronto delle due versioni si può notare come nel testo dialettale, il nome del frutto, essendo di genere femminile, permette di scivolare facilmente su maliziosi ma bonari doppi sensi, cosa che col testo in italiano difficilmente può accadere. Lo stesso varrà, ovviamente, per tutte le altre poesie.
   


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